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Giacomo Rutili

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Giacomo Rutili

L’anonimato in rete, un problema complesso e delicato, ma…

10 maggio 2013, Scritto da , category twitter

Mentana lascia twitter

Dopo il caso Boldrini, un’altra presa di posizione contro l’anonimato in rete

Il popolare giornalista, poche ore prima del suo ultimo messaggio su Twitter, aveva affermato:

“Resterei se ci fosse almeno un elementare principio d’uguaglianza: l’obbligo di usare la propria vera identità. Strage di ribaldi col nickname”



anonimoPrendo spunto da questo articolo Enrico Mentana lascia Twitter. Colpa dell’anonimato dilagante? del sempre ottimo Guido Scorza, per dire la mia sull’argomento.

Fermo restando che sono contro ogni forma di vigliaccheria, maleducazione, razzismo ed insulto gratuito, e non approvo quanto successo in questo caso e nel caso della neo ministro Boldrini, voglio condividere con voi quanto ho già scritto altrove: l’anonimato non è, e non dev’essere visto, come uno dei mali di Internet.

Il paese è reale, cantano gli Afterhours. Internet è reale, aggiungo io.
Finiamola con questa odiosissima definizione “popolo della rete”, come se chi frequenta i social network (perché è sempre a quel mondo che si allude) fosse una persona diversa da quella che è nella realtà.

Se si è maleducati, offensivi e vili nella vita reale, lo si è anche sui social.
Se non si è disposti ad accettare le critiche, allora tanto vale stare lontani dai social.
Se si predica bene e si razzola male, il web non fa altro che rappresentare la realtà ed amplificarla, così come ha fatto la TV in passato.

Bisogna accettare questi fatti e smetterla di addossare tutte le colpe all’anonimato per screditare il web ed i social, come mezzi di comunicazione di massa e per le teste più o meno pensanti che li frequentano e si esprimono.

I (veri) problemi sono altri e se un po’ di giornalisti, politicanti, vip andassero, ogni tanto, nelle piazze a raccogliere il malcontento (Grillo non ha insegnato nulla?) si accorgerebbero che il web non rispecchia altro che il mondo reale. Molto più di quanto faccia la TV di oggi, visto che in rete chiunque può esprimere la propria opinione mentre in TV vanno sempre i soliti a recitare la stessa parte e fare l’ennesimo, stucchevole, teatrino.

Non è facendo tacere le persone il modo corretto per capire un fenomeno.
Non è chiudendo un account e sottraendosi alle critiche che si risolvono i problemi.
Non è chiedendo di gettare la maschera che il mondo diventa improvvisamente migliore, buono, educato, civile.
Non è non parlando delle brutte notizie e facendo informazione distorta che si risolvono le criticità di una nazione.
Non è censurando la rete o obbligando tutti ad essere schedati che l’economia riprende il vigore di un tempo e le offerte di lavoro tornano a fiorire come margherite in primavera.

Siamo in un momento di emergenza economica e, sopratutto, sociale. Bisogna rendersi conto per davvero, non solo a parole, della realtà che ci circonda e toccare con mano la disperazione di chi fatica ad arrivare a fine mese.

La frustrazione, che in passato è stata canalizzata e sfogata nella domenica calcistica, per molti non è più sufficiente.

Noi italiani siamo un popolo tendenzialmente pigro, con poca memoria, che scende in piazza per la retrocessione della propria squadra del cuore ma non sempre lo esterna per i diritti civili, per la sanità, per l’educazione scolastica e per il lavoro. Ma il malcontento c’è, è tangibile ed i social network non sono altro che un megafono (tendenzialmente sterile, salvo l’irritazione che può derivare dalle offese gratuite) funzionale alla libertà di pensiero.

Concludo: anonimato o no, se necessario è abbastanza facile risalire all’identità di una persona. Dunque, dal mio punto di vista, la questione non si pone nemmeno in termini tecnici.


P.s: recentemente Cecile Kyenge, la neo ministro per le integrazione, è stata insultata con offese razziste da parte di Forza Nuova. In questo caso l’atto, molto grave, non è avvenuto sul web, ma lo ritengo come una dimostrazione del fatto che a puntare il dito contro la rete ed il presunto anonimato, si sta guardando soltanto la cima dell’iceberg, ignorando, volutamente, cosa c’è sotto.

In passato, un tale, disse: “Perchè guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo?”.
Ecco, magari ricordiamocelo un po’ più spesso e riflettiamoci su. E proviamo a contare almeno fino a 10 prima di parlare.

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