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Giacomo Rutili

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Giacomo Rutili

WhatsApp a pagamento: alcune riflessioni

22 marzo 2013, Scritto da , category Smartphone

Pochi giorni fa si è appreso che WhatsApp, la celebre app per smartphone che consente di chattare e condividere contenuti multimediali, gratuitamente, diventerà a pagamento anche per sistema operativo iOS, così come già avvenuto per Android.

La reazione di moltissimi utenti, prevedibile, è stata più o meno la stessa:

“Non voglio spendere per un software di chat. Anzi cambio strumento”

Molti amici, colleghi e follower, in questi giorni, hanno chiesto il mio parere in merito ed hanno voluto dritte per eventuali app sostitutive.

Whatsapp logo

La risposta che ho dato loro è riassumibile con la seguente immagine:
whatsapp screenshot data history

In pratica, in poco più di un anno di utilizzo, ho inviato e ricevuto qualcosa come oltre 20.000 messaggi (roba da tendinite, se non avessi avuto un dispositivo touchscreen), scambiato decine e decine di foto e qualche video.
Il tutto a costo zero (fatto salvo il costo dell’ADSL o della connessione dati).

Ora, ignorando quanto sarebbe stato l’equivalente costo se non avessi avuto WhatsApp (probabilmente il paragone non ha senso perché non avrei messaggiato o condiviso così tante informazioni), se questa motivazione non dovesse essere sufficiente per spendere 80 centesimi all’anno, allora provo a spiegare che:

  • WhatsApp funziona, e bene. Al contrario di tante altre che promettono la stessa cosa, ma con minor successo.
  • WhatsApp è, tutto sommato, performante.
  • WhatsApp è semplice ed immediata nell’utilizzo.
  • WhatsApp è integrata alla perfezione con la rubrica del proprio smartphone.
  • WhatsApp è multi piattaforma: esiste per iOS, Android, Windows Phone ma anche per gli ormai sempre meno diffusi SymbianBlackBerry.
  • WhatsApp si può acquistare, da poco giorni, anche tramite PayPal (lo scrivo per andare incontro a tutti quelli che: “non voglio dare a Google / Apple / Microsoft anche i dati della mia carta di credito”)

Badate bene, non sono pagato per scrivere questo post. Ho deciso di scriverlo solo perché mi sono stufato dell’ipocrisia di tutte quelle persone che spendono 700 euro per un telefono, attivano un piano telefonico a canone di 30 euro al mese e poi si indignano per pagare 80 centesimi (ripeto: 80 centesimi!) all’anno per un’applicazione diventata, ormai, un must have.

Non fosse altro per rispetto di tutte quelle persone che hanno ideato, investito e realizzato questo progetto.

Qualsiasi software house, ma anche qualsiasi libero professionista, non sviluppa software solo per passione o per divertimento o perché costretto da una pistola alla tempia. Sviluppa software per guadagnare. E lo sviluppo ha dei costi. Costi che devono, prima o poi, rientrare grazie ad un qualche business model.

WhatsApp, dunque, è figlia di un progetto che non è privo di costi di progettazione, sviluppo e manutenzione.

Per di più, sin dagli inizi, ha adottato una politica Zero Ads, ovvero priva di pubblicità, per rendere più veloce, sicuro e piacevole, l’utilizzo dell’applicazione.

Dunque, se abbiamo già più di mezza rubrica collegata a WhatsApp, se ci siamo trovati bene, se ci ha permesso di inviare MMS che altrimenti non avremmo mai inviato per via dei costi eccessivi (considerate che con il costo medio di due MMS equivale all’intero canone annuo della applicazione), non vi sembra sensato, rispettoso e giusto pagare questi benedetti 80 centesimi? 🙂

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