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Giacomo Rutili

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Giacomo Rutili

il successo dei social network

21 febbraio 2011, Scritto da , category Facebook, Social network

facebookUltimamente mi sono domandato spesso se il successo di facebook sia dovuto soltanto ad un fatto di novità, di vojerismo (= farsi gli affari degli altri), di voglia di condividere le proprie esperienze con il resto del mondo oppure se c’era anche qualche altro fattore.

Indubbiamente l’idea di condividere i propri momenti, sia positivi che negativi, è una cosa molto comune nella vita reale. Se non per tutti, per la maggior parte delle persone.

Qualche sera fa, con amici, ho rivisto uno dei miei film preferiti degli ultimi anni: Into the wild.La considerazione finale a cui il protagonista arriva (tratto da una storia vera), oltre che essere antitetica -ma coerente- con il resto del film è indubbiamente sintomo di un pensiero diffuso e che riprende in pieno quanto appena scritto, ovvero, condividere l’esperienze ci rende più felici.

Nel suo diario di viaggio C. J. McCandless, dopo aver passato un lungo periodo in solitudine, alla ricerca del proprio essere e della propria libertà, afferma:

La felicità è reale solo quando condivisa

Indubbiamente questo è il sunto della nostra vita: tutti, prima o poi, sentiamo il bisogno di condividere parte o tutta la nostra esistenza con altre persone, che siano la nostra compagna, un familiare, gli amici.

Nel mio personalissimo microcosmo ho notato, per esempio, che provo sensazioni differenti quando ascolto una canzone, che amo particolarmente, tramite radio o tramite altro dispositivo/media. Per radio, infatti, tendo ad emozionarmi molto di più rispetto, per esempio, ad un cd perché so di condividere in quel preciso momento, qualcosa che mi sta a cuore con altre persone.

Stesso discorso potrei farlo quando guardo un film da solo o in compagnia (a casa o al cinema).

Detto questo ci sono almeno due altri fattori importanti fortemente dipendente da questo particolare periodo:

  1. la diffusione sempre maggiore di dispositivi che accedono ad internet (e questo è sin troppo ovvio)
  2. la grave crisi in ambito lavorativo che sta accompagnando la mia generazione (e non solo)

Il fatto che molti miei coetanei siano senza lavoro (o con poco lavoro), unitamente al fatto che la TV sia passata un po’ in secondo piano in questi ultimi anni, ha indotto a riempire il vuoto occupazionale con ciò che, a più buon mercato e facilmente accessibile, potesse darci un qualche piacere ha consentito in maniera determinante a dirottare le proprie emozioni, esperienze e pensieri sul social network.

In sostanza facebook (ma anche twitter) ha contribuito in maniera determinante a prendersi una parte del nostro tempo libero per sottrarla allo studio (e ciò che constato quando insegno mi da ampiamente ragione), sport e, strano ma vero, al socializzare (in questo caso si è creato pure un paradosso).

Una cosa che in prima persona ho potuto constatare è che quando ho più tempo libero (nei weekend o quando gli impegni lavorativi diminuiscono)  diventa più forte la tentazione, e quindi la tendenza, ad accedere al social network. Quando sono, invece, sommerso di impegni, l’attività sul blog (ahimé) ne risente tanto quanto l’attività sui social.

E’ chiaro che questa è un po’ come la scoperta dell’acqua calda però mi serve per pormi una domanda: un domani che la crisi -mi auguro- sarà alle spalle, quanto ancora potrà durare il successo dei social network?