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Giacomo Rutili

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Giacomo Rutili

Rispettare le tempistiche è controproducente (?)

7 settembre 2010, Scritto da , category Generica

ovvero “l’inutilità della puntualità”*

orologioQualche giorno fa, in un contesto totalmente diverso da quello lavorativo, mi è sorto un dubbio circa la bontà di prepararsi i lavori in modo da poter esser pronti quando richiesto.

In pratica: stavo rientrando dalla mia solita seduta di allenamento settimanale (non dico quotidiana perché non lo è) ed erano già le 20:10 quando ho ricevuto una -tempestiva come sempre- telefonata da parte dei miei genitori che mi invitavano a cena.

Ovviamente sarei andato ben volentieri a cena da loro. Avrei rivisto i familiari e, cosa non da poco, scroccato un più che probabile lauto pasto. Ho così chiamato la mia dolce metà per sapere che ne pensava dell’invito a cena ma, come temevo, aveva già preparato qualcosa quindi ho dovuto ringraziare e declinare l’invito dei miei familiari.

Ora, perché vi ho raccontato questo?
Si da il caso che, ultimamente, mi stia fermando spesso a riflettere sull’opportunità di anticiparsi i lavori prima della scadenza.

Nel caso della vita di tutti i giorni, extra lavorativa, la cosa ha spesso portato, nella mia piccola esperienza, più intoppi che altro. Il caso delle cene che saltano perché “mi sono già organizzato” è solo una delle tante situazioni. Potrei citare anche le vacanze organizzate mesi prima in località dubbie quando magari, a tempo debito, si sarebbero potute organizzare meglio, con meteo e compagnia favorevole. Oppure acquisti fatti per casa, magari con troppa fretta, poi rinnegati perché poco “concilianti” con il resto dell’arredo. Oppure vestiti da sposo presi con troppo anticipo (e poi non più “precisi” per la taglia che si ha al momento delle nozze) e via così.

E nel lavoro?

Nelle regoline non scritte che riguardano l’attività lavorativa, questo approccio viene inteso come giusto, funzionale e lungimirante in quanto ci consente di terminare i lavori per tempo, evitando così ritardi, penali economiche, lavate di capo e quant’altro.
Sappiamo tutti benissimo, infatti, che quando il cliente ordina noi dobbiamo sempre consegnare il lavoro finito il prima possibile (dipendesse dal cliente la situazione dovrebbe essere pronta all’istante!)
In caso di ritardi, guai a noi… pagamenti che non arrivano, lamentele, stress, telefonate, passaparola negativo e via così.

Ma allora perché ho scritto che rispettare le tempistiche è dannoso?

Ultimamente mi sto convincendo che non sempre sia opportuno prepararsi i lavori in modo da terminarli prima della scadenza, o puntuali. Questo perché i tempi sono cambiati e, spesso, ci si trova a cambiamenti (causa cliente) di programmi durante lo svolgimento dei lavori oppure perché assistiamo inermi a clienti che non pagano nemmeno a lavoro finito (quindi, tanto vale prendersela con calma).
O ancora perché può capitare che, mentre ci si avvicina al termine dei lavori, esca una qualche tecnica, una nova tecnologia o un nuovo trend che scombussola quanto fatto fino a quel momento.
Oppure perché ad un delivery puntuale si può creare una assurda idea nella testa del cliente che faccia passare il proprio operato come facile e quindi, quale che sia stata la cifra dell’accordo, probabilmente troppo retribuito.

Questo mio post è, ovviamente, un po’ provocatorio ma, sotto sotto, ha delle valide ragioni ed il punto interrogativo, manco a dirlo, serve per conoscere la vostra opinione riguardo la questione sollevata.

Dunque: è capitato anche a voi di scoprire che fare i lavori con puntualità si sia rivelato inutile e, talvolta, controproducente?

* L’inutilità della puntualità è una (straordinaria) canzone degli Afterhours